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Compagnia Teatrale

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"all'arte non tocca la ricerca della bellezza, ma della verità" Edoardo Sanguineti

 

Teatro e Scuola

La priorità dell’associazione è la diffusione del teatro, concepito come insostituibile strumento di conoscenza attraverso l’esperienza. Per questo motivo proponiamo letture/spettacolo e percorsi di formazione teatrale da attivarsi all'interno di scuole, biblioteche, musei e centri di ricerca. Eventi tesi all'insegnamento dello specifico linguaggio teatrale e i suoi rapporti con le altre discipline, nonché le relazioni che esso intrattiene con la letteratura e la scienza.

Infine i nostri progetti si propongono come preziosi congegni per la diffusione dei saperi, cercando di abbattere le barriere delle specializzazioni e andare oltre i confini che spesso dividono le diverse discipline.

Il teatro è oggi tra le poche forme superstiti di rapporto interpersonale espressivo/comunicativo "in presenza". Questa "condicio sine qua non" della compresenza fisica, rende potenzialmente il Teatro il più formidabile laboratorio di studio dei rapporti umani esistente, e la più grande occasione disponibile per il recupero delle possibilità espressive del corpo.

In una realtà come la nostra, segnata da una crescente mediazione tecnologica delle relazioni, per la sussistenza delle quali il contatto faccia a faccia dei soggetti impegnati non è più certo una condizione vincolante, il Teatro oppone una connaturata resistenza, potendo esistere di fatto soltanto a partire dalla condivisione dello stesso spazio e dello stesso tempo da parte degli attori e degli spettatori.

L'associazione culturale Mimesis si avvale della collaborazione di attori, drammaturghi e registri professionisti.

In particolare Mimesis prevede l'utilizzo di una particolare figura: l'Educattore

l' Educattore

funzioni e obiettivi

Ogni generazione si trova a fronteggiare contesti storico sociali diversi, il cui assetto economico e politico rivela specificità sempre difficili da individuare e definire, soprattutto quando si è ancora investiti dal flusso degli eventi. Diventa allora davvero importante, per trarne insegnamenti e direzioni utili ad orientarsi nel caos magmatico della propria contemporaneità, guardare criticamente al passato, o anche rifarsi ad una tradizione, se la si ha, anche se solo per opporvisi.

È unicamente a partire dai riferimenti culturali che la storia ci consegna, infatti, che è possibile stabilire una qualunque linea d’azione educativa, sociale o politica.

 

Nel corso dei secoli il teatro, al di là del mero utilizzo intrattenitivo, è stato impiegato spesso come veicolo educativo in sede scolastica, e questo in virtù di potenzialità formative già implicite nella sua normale prassi professionale. La nostra idea, dunque, di trarne un metodo pedagogico non rappresenta in sé nulla di rivoluzionario, ma nasce dalla considerazione dell’attuale tipo di difficoltà che investe sia l’istituzione scolastica che quella teatrale, campi del resto eternamente e congenitamente critici nel nostro sistema culturale.

La scuola, o meglio l’ambito educativo, si trova a misurarsi con un tessuto sociale ormai esploso, in cui è molto difficile produrre modelli etici credibili; mentre il teatro, inteso nella sua veste artisticamente ed intellettualmente più alta, viaggia verso la completa estinzione del proprio pubblico più consapevole, schiacciato dallo strapotere culturale dei prodotti televisivi. Data questa situazione, crediamo che l’incontro di questi due ambiti, ovvero l’integrazione, nella figura dell’Educattore, delle competenze storico critiche di un educatore e di quelle performative, drammaturgiche e fisico tecniche di un attore, possa dare un grandissimo contributo al loro mutuo rilancio.

Nell’incontro con la scuola, infatti, il teatro può ritrovare la propria funzione comunitaria e il proprio autentico senso culturale, e dall’incontro col teatro la scuola può trarre tecniche e metodi di relazione in presenza in grado di misurarsi al meglio con gli standard comunicativi delle nuove generazioni.

Questo per chiarire che quello che all’apparenza potrebbe sembrare solo un altro fantasioso gioco di parole prodotto dalla post-modernità, l’Educattore, appunto, in realtà consiste in una possibile strategia di risposta all’emergenza culturale dei nostri anni, concepita a partire da alcune considerazioni inerenti gli attuali sistemi di informazione, istruzione e spettacolo.

Nell’epoca del trionfo della tecnologia telematica, del contatto informatico in tempo reale a prescindere dalle distanze, quello che banalmente si osserva, infatti, è la radicale messa in discussione – o meglio la progressiva e non del tutto consapevole svalutazione – dell’Esperienza, intesa come percorso di conoscenza fisica e diretta della realtà, dal momento che esiste ormai la possibilità di mediare tecnologicamente qualunque tipologia di relazione umana, finanche quella erotica, e viviamo una stagione di spettacolarizzazione pervasiva di ogni componente della socialità.

A pensarci bene l’ ultima situazione comunicativa che necessiti della compresenza fisica hic et nunc di emittente e destinatario è proprio il teatro, laddove perfino il maestro o il professore finiscono per poter essere sostituiti da vicari virtuali …

Quello che ci appare evidente dunque, in una situazione come quella finora sommariamente presentata, è quanto l’emergenza culturale dei nostri anni sia prima di tutto di ordine educativo, e quanto necessarie siano nuove soluzioni e nuove figure che consentano di tenere pedagogicamente il passo di una realtà tanto complessa.

L’Educattore, quindi, si presenta in questo orizzonte di attese come uno di questi possibili nuovi modelli pedagogici, in grado di operare, coi metodi educativi propri della prassi teatrale, su utenze di diverse fasce d’età.