Un Teatro per la Memoria

Affrontare il tema della Memoria storica attraverso il teatro è un tentativo di portare in scena la ricerca della motivazione stessa della memoria, il valore del ricordare. Affinché i fatti relativi alla Shoah o all'occupazione nazifascista dell'Italia non divengano strumenti per intessere un discorso puramente retorico e autocelabrativo del passato, funzionale ad una mera propaganda, ma divengano invece un momento di riflessione sulla ricerca della verità, un momento di acquisizione di conoscenza sull'uomo e la sua storia, è di fondamentale importanza costruire un dialogo vivificante con il presente, che tenga conto dei cambiamenti in atto, del mutare dello sguardo, soprattutto dei giovani, sul concetto stesso di memoria. Siamo di fronte qui, all'uso della memoria come racconto.

Può la narrazione, la testimonianza, l'arte e il teatro dunque avere il potere di ricostruire una comunità, restituire l'idea delle radici collettive? Assumendo un compito di memoria, il racconto riesce ad includere, anziché escludere? Si può raccontare il male creando le premesse per la sua sconfitta? Queste sono le domande a cui abbiamo cercato e cercheremo sempre di dare una risposta. Ecco allora che, ponendosi come domanda sul male, la tragedie del passato, ci invitano ad una revisione critica della vita, ci invitano, ci devono invitare al cambiamento. Ad alimentare la nostra capacità di “riconoscimento”, l'umanizzazione della storia, la creazione di un senso di universalità e di solidarietà critica.

Ecco alcuni percorsi che abbiamo realizzato:

Se io mi immagino...

Quello che è stato per alcuni e quello che potrebbe essere per noi

A partire da un lavoro intorno al testo "Ultima fermata: Auschwitz" di F. Sessi, il laboratorio intende affrontare il tema della discriminazione e dell’indifferenza che stanno alla radice della Shoah, dando ai ragazzi l’opportunità di riflettere sulle dinamiche quotidiane di esclusione e violenza che compongono il loro presente. I ragazzi si immagineranno nei panni di Arturo, un ragazzo che impara il nuovo significato che la parola ebreo assume in seguito all'emanazione delle leggi razziali, ne comprenderanno le conseguenze che ne sono scaturite e che Arturo, come molti altri bambini, hanno dovuto subire. Affrontando così quella storia, attraverso un esercizio di immaginazione che evoca la presenza dell’altro e lo avvicina a noi, sarà un’occasione per meditare sugli umani meccanismi del male e sull'acquiescenza, che hanno permesso le atrocità del secolo scorso.

Il coraggio di essere umani

La catastrofe ebraica e lo sterminio, con gli ebrei, di un gran numero di altre persone, negli anni dal 1933 al 1945 fu una vicenda di portata enorme: iniziata in Germania, finì per inghiottire un'area che comprende gran parte del continente europeo e per produrre milioni di morti. A questo evento parteciparono un gran numero di carnefici, una massa di vittime e una folla di spettatori. Riflettendo intorno a questa tragica pagina di Storia i ragazzi ci ricorderanno che ognuno di noi, quotidianamente, può scegliere da che parte stare, e che restare a guardare non significa altro che accettare il Male. Sono i singoli, con le loro scelte, che fanno la storia, e qualche volta ne possono mutare il corso.

Memorie di un altro giorno

Memorie di un altro giorno è il racconto di un viaggio all'inferno, un viaggio nei campi di concentramento, in quegli oscuri monumenti del male le cui ombre si vedono riapparire in maniera inquietante nelle rinnovate stragi dei nostri tempi.

Siamo di fronte, qui, all'uso della memoria come racconto. Il valore del racconto, della memoria, non serve soltanto per interrogarsi sulle tracce del passato che l'uomo lascia durante il suo cammino, ma per riflettere sull'importanza che la narrazione ha nel processo di umanizzazione della storia. Si tratta quindi dell'incontro con l'esperienza dell'altro come strumento per riflettere sulla nostra identità e sul contesto in cui ci troviamo a vivere.

Oltre a ad avere l'intento di perpetuare la memoria di queste tragedie, lo spettacolo avrà lo scopo di stimolare la riflessione dei ragazzi sulla reale dinamica e le motivazioni più profonde di questi crimini. Ecco così che la Shoah, ponendosi come domanda sul Male, ci invita ad una revisione critica della vita, ad una maggiore attenzione nei confronti di ciò che ci succede intorno, ci invita al cambiamento.

Non posso credere di essere qui

La lunga notte

L'altro inferno

Giacere sul fondo

Al di qua del bene e del male

Il Padule che non c'è

Questo spettacolo nasce dalla riflessione dei ragazzi intorno al Padule di Fucecchio, uno dei luoghi della memoria della nostra comunità. Una riflessione che ha il sapore di un viaggio nel tempo, alla riscoperta di storie, tradizioni e valori che, anche se sembrano lontane nel tempo, fanno parte della nostra identità. I ragazzi hanno avuto modo di valorizzare le storie dei nonni e dei bisnonni, attraverso un confronto con l'oggi e con quello che vorrebbero fosse il loro futuro. Perché quello che ci ricordano con questo spettacolo i nostri piccoli cittadini, è proprio questo: nel viaggio della vita si raccolgono molte cose, alcune sono utili solo in un certo momento, poi ce ne dobbiamo separare. Ma ce ne sono altre, di gran lunga più importanti, che anche se vengono da molto lontano non sono mai da buttare. Vanno conservate con cura e rappresentano le fondamenta di tutte le nostre costruzioni.

per la Memoria dell'Eccidio del Padule di Fucecchio

via del giuggiolo, 28

51017 - Pescia (Pt)

Compagnia Teatrale

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"all'arte non tocca la ricerca della bellezza, ma della verità" Edoardo Sanguineti